È oramai dimostrato e risaputo quanto il consumo di junk food ed alimenti industriali (bevande, merendine, cibi pronti, ecc) sia strettamente correlato ad obesità, diabete, malattie cardiovascolari, sindrome metabolica ed altre malattie sistemiche.
Con l’aumento di queste malattie e della consapevolezza su alimentazione e salute, le grandi multinazionali hanno ben pensato di mettere al sicuro le proprie vendite. Sono arrivate così sul mercato le alternative light che assicurano “gusto senza conseguenze”. Ma alcune volte la soluzione al problema rappresenta essa stessa un problema pari o maggiore.
È vero che le bevande “light” sono a zero calorie, ma sono ricche di edulcoranti o dolcificanti che, nonostante non forniscano nutrienti, non sono innocui per l’organismo. Per questo motivo è scorretto pensare che rappresentino l’alternativa più salutare rispetto a quelle ricche di zuccheri, come cole e aranciate.
La maggior parte delle bibite light contengono dolcificanti quali aspartame, acesulfame K o sucralosio, spesso nascosti dietro sigle e numeri. Con il loro potere dolcificante 150-200 o addirittura 600 volte maggiore rispetto al saccarosio (il nostro comune zucchero) permettono di ridurre drasticamente le calorie mantenendo il gusto dolce.
Questi dolcificanti sembrano la soluzione definitiva al problema dell’obesità legata all’assunzione di junk food e nello specifico delle bibite zuccherate, ma il complesso sistema psico-neurologico del nostro organismo risponde allo stimolo del gusto dolce inviando un segnale. Questo segnale attiva la risposta del pancreas e quindi dell’insulina che, nel caso dell’assunzione di dolcificanti, non trova nel sangue il glucosio che si aspetterebbe di dover smaltire. Si va così incontro ad un fenomeno chiamato craving, un desiderio irrefrenabile di zuccheri quasi come se fossero una droga! Questa “necessità” è amplificata, rispetto ad altre dipendenze, dal fatto che l’assunzione di zuccheri, anche se irreale, stimola la produzione di dopamina, un ormone responsabile del piacere (ecco perché nei momenti di sconforto mangiamo cioccolata).
Gli edulcoranti presenti nelle bevande “light”, inoltre, non stimolano la produzione di ormoni coinvolti nei processi di sazietà, non soddisfano il cervello e non sono capaci di arrestare la ricerca di calorie, creando un circolo vizioso che spinge ad introdurre altro cibo.
I bambini dovrebbero, invece, abituarsi a gusti meno intensi, riuscendo così ad apprezzare la frutta fresca, che contiene un quantitativo inferiore di zuccheri, oltre ad apportare una buona dose di nutrienti. Andrebbero privilegiate le acqua aromatizzate o succhi naturali ottenuti mediante estrazione mista di verdure e frutta per ridurre il quantitativo di fruttosio.
E per gli adulti non è mai tardi per iniziare a farlo!
(Articolo della dottoressa biologa nutrizionista Giusto Cristina)